• massimiliano massimi

Miei cari giovani, se il lavoro non c'è approfittatene!



PROLOGO del libro.

Erano i primi mesi dell’anno 2010, febbraio forse marzo, quando mi fu proposto di tenere alcuni corsi di orientamento al lavoro a giovani delle ultime classi delle scuole medie superiori. Accadde in un momento molto particolare della mia vita. Qualche mese prima avevo perso il mio lavoro e con esso tutte le certezze che mi avevano sostenuto. Fino ad allora, avevo sempre vissuto pensando che la vita potesse riservarmi soltanto passi in avanti, anche piccoli, ma in avanti. Che avesse in serbo per me soltanto un felice incontro con certezze e sicurezze, un accumulo di buone e belle esperienze che si sarebbero aggiunte continuamente.

Una dopo l’altra. Ero convinto che mai avrei potuto perdere ciò che avevo e stavo costruendo nella mia vita. Che non fosse possibile, semplicemente. Confidavo nella mia capacità di aggiungere molte altre interessanti occasioni nel caso in cui ne avessi perduta una. Poi, ad un tratto, di colpo, ho avuto quell’ inaspettata esperienza che, per dirla con Baricco, è la sconcertante scoperta di quanto sia silenzioso il destino, quando, d’un tratto, esplode. Arrivò tutto in silenzio, di soppiatto, con passo felpato. I cambiamenti più importanti della nostra vita arrivano tutti così. Non ci avvisano con un sms o un tweet con qualche giorno di anticipo. E risulta invano anche il tentativo di prevederli. La crisi economica, iniziata qualche anno prima ma che si stava rivelando pienamente in tutto il suo macabro splendore non mi è stata sicuramente di conforto. Le opportunità che pensavo di avere, si stavano sciogliendo come neve al sole, una dopo l’altra, giorno dopo giorno. Insomma, sarei dovuto andare nelle scuole ad orientare i giovani verso la ricerca di un lavoro nell’ esatto momento in cui avevo perduto il mio. Capii soltanto dopo il significato profondo di ciò liquidavo velocemente come uno strano scherzo del destino. Fino ad allora la mia professione aveva riguardato un’attività diversa, sono stato per molti anni un manager e un amministratore di alcune società nel settore energetico e nella green economy e, pur avendo avuto tempo prima, la possibilità di sviluppare nuovi servizi per il mercato del lavoro con un’importante società italiana acquisendo una buona conoscenza dei temi da trattare in quelle scuole, mai avrei pensato di poter incontrare circa quattromila ragazzi in due anni e nello stesso tempo intuire che avrei potuto gettare le basi per un nuovo lavoro, il mio lavoro di formatore per la crescita personale e di mental coach. In quelle aule ci sono andato ma prima di farlo di una cosa ero profondamente certo, non ci avrei messo piede con l’intenzione di snocciolare corrette informazioni sulla compilazione del famigerato curriculum vitae in formato europeo oppure con l’idea di dispensare consigli sulla postura più adatta da tenere in un colloquio di lavoro. No, non avrei potuto farlo. Non avrei potuto limitarmi a queste informazioni. Era troppo fresca la mia ferita e la mia sensibilità era aumentata a dismisura in un modo che mai avevo provato prima. Non avrei potuto illuderli con aspirine di benevola e accomodante conoscenza quando fuori da quelle aule si stava in guerra e i bollettini quotidiani aggiornavano sulla perdita continua di posti di lavoro, di imprenditori suicidati e di fabbriche in chiusura, tutti effetti di una crisi economica devastante iniziata poco prima. Ho sentito istintivamente l’esigenza di non considerare quei giovani studenti dei bicchieri vuoti da riempire con quattro informazioni scontate che avrebbero potuto tranquillamente trovare su internet ma che al contrario fosse giusto provare ad accendere un fuoco, far schioccare la prima scintilla che ci avrebbe portati in profondità verso una riflessione autentica sul significato e sul senso del lavoro e del lavorare. Ho cercato soprattutto di capire se avessero voluto dotarsi di una lanterna più luminosa per mettere a fuoco se stessi e per conoscersi meglio prima di indirizzare lo sguardo sul proprio futuro lavorativo. Fortunatamente non mi sono sbagliato, quel fuoco hanno saputo alimentarlo, accudirlo, rinvigorirlo, spontaneamente e serenamente con intelligenza e sensibilità. E così, ci siamo ritrovati molte volte a sedercisi intorno, a conversare sul lavoro, sul futuro e soprattutto sulla vita, con l’attenzione puntata sulle fiamme della conoscenza che stavamo condividendo, ritornando al valore della parola e della conversazione umana senza filtri virtuali troppo spesso abusati.

Dalle ambizioni alle delusioni. Dalle speranze alle amarezze. Dai sogni all’ impotenza. Queste sono state le altalene emotive che ci hanno accompagnato in quegli incontri. Questo libro è il frutto di quei dialoghi, di quelle conversazioni e delle semplici ma sincere riflessioni che ci hanno accompagnato in quei momenti di apprendimento e trasformazione. E’ stata un’entusiasmante esperienza, tanto inattesa quanto profonda e mi ha confortato sullo stato di buona salute sociale di voi ragazzi perchè, come sempre accade quando noi adulti decidiamo di diventare dei pazienti e attenti esploratori delle umane virtù, dimostrate di raccogliere in voi stessi molta più saggezza e volontà di quanto siamo disposti ad immaginare ed a concedervi come possibile. Ma la cosa che penso sia ancora più imperdonabile è che non ci dedichiamo sufficientemente a cercare di comprendere il vostro pieno potenziale interiore o di stimolare quanto di meglio possiate fare secondo le vostre possibilità, poichè molto spesso ci è sufficiente verificare, con un atteggiamento da dotti e sapientini, soltanto le vostre capacità ed abilità intellettive e razionali, assegnando punteggi, approvazioni o disapprovazioni, in base al livello che noi riteniamo sia oggettivamente soddisfacente. Atteggiamento questo, forse necessario ma assolutamente insufficiente. Di voi giovani sappiamo tutto, tanti sono i libri, i dibattiti, le indagini sociologiche, statistiche e i convegni che vi riguardano. Si fa una gran bella ammuina. Un’ammuina è una bella parola partenopea che stà ad indicare un gran movimento che non porta a niente e lo si fa tanto per far sembrare che si faccia qualcosa. A seguito di questo portentoso armamentario di documenti e notizie, sappiamo cosa dovreste fare e come, cosa è meglio per voi e cosa sarebbe da evitare, quali studi fare e dove indirizzare la vostra ricerca, su quali settori produttivi orientarvi e come scrivere un curriculum, se metterci la foto oppure no, sappiamo come potreste accavallare le gambe o dirigere lo sguardo in un colloquio di lavoro per fare colpo sul selezionatore. Sappiamo dirvi tante cose senza avervi chiesto nulla. Sappiamo tutto, eccetto una cosa. Non conosciamo i vostri sogni. Non li conosciamo, semplicemente perché non ve lo chiediamo mai. Evitiamo di farlo perché questa domanda ci caricherebbe di responsabilità sapendo di non poter essere all’altezza per aiutarvi a coltivarli. Non siamo capaci nemmeno di crearvi le condizioni per poterli sviluppare da soli. Forse con un po’ di senso di colpa, ci buttiamo a capofitto a migliorare il mondo per voi, o almeno è quello che vi facciamo credere, perché lo cambiamo talmente tanto bene che i vostri sogni ve li stiamo distruggendo senza averli neanche conosciuti. In questi ultimi anni, il mondo occidentale e soprattutto la nostra povera Italia sta attraversando una delle più drammatiche crisi economiche e sociali mai vissute prima e tutto è cominciato non a causa di alieni mostruosi che ci hanno invasi dallo spazio rapinandoci tutti i risparmi ma dalla solita e disgustosa cupidigia umana, dalla bramosia di danaro e dall’antica avidità che continua a possedere le menti e i corpi di molti terrestri impegnati a migliorare non il mondo ma i propri conti correnti. Nel momento in cui stò scrivendo, aprile 2017, la disoccupazione giovanile ha superato il 40% in Italia ed i giovani “neet” (not in education, employement or training) vale a dire ragazzi tra i 15 e i 29 anni che non sono iscritti a scuola o all’università, che non lavorano e nemmeno seguono corsi di formazione o aggiornamento professionale, sono più di due milioni. Quasi un giovane su due si è rassegnato, ha perso la fiducia, si è demoralizzato. E’ intollerabile e mi sono chiesto cosa avessi potuto fare. Questo libro vi parlerà della difficile arte di realizzare i propri sogni, del perchè è importante provarci e di quali incontri si possono fare in questa entusiasmante impresa. Mi è sembrato il momento migliore per proporvelo proprio perché il lavoro non c’è e ho pensato che questa potrebbe essere, nonostante tutto, una buona notizia per iniziare la ricerca del proprio posto nel mondo. Quelli che vi propongo sono alcuni strumenti di orientamento alla realizzazione dei vostri sogni, accompagnati da miei pensieri spettinati e senza documenti, in libera circolazione. Spero vivamente che possano diventare spunti di riflessioni interessanti per generare in voi nuove visioni interiori. Sono consapevole di non essere solo perché ho la certezza che ci sono tante altre persone dotate di buona volontà e amore per le giovani generazioni che stanno lavorando con altri strumenti e su sentieri diversi ma che tuttavia portano sulla stessa cima.


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2016 by La Kitchen