• massimiliano massimi

Il lavoro non c'è? Mi sembra una buona notizia.



Sembra che la realtà così come è non ci venga incontro con favore e allora inventiamocela, che poi magari va a finire che potrà diventare veramente come l’abbiamo immaginata.

Che il lavoro non ci sia o almeno che non ce ne sia a sufficienza è un dato di fatto. E’ la realtà. Che questa possa essere anche una buona notizia, è al contrario una fantasticheria, una considerazione da folli. In apparenza.

Il punto di partenza è questo. Seguitemi. E’ una piccola storia di uno dei tanti sognatori arresi.

Tanto tempo fa se qualcuno (uso il maschile in senso generico) sognava ad occhi aperti di diventare un musicista, un attore, un ballerino, un fotografo, un asceta, un meccanico, un pittore, un poeta, uno scrittore, un filosofo, un insegnante, insomma se sentiva di non poter non fare una determinata attività per sentirsi bene e stare bene con sé stesso, se aveva dentro di se un fuoco sacro che rimaneva acceso per indicargli la strada, la sua strada o se si sentiva attratto da una vocazione, veniva irrimediabilmente svegliato dalla vocina di qualche familiare o amico che per il suo bene e sottolineo il suo bene, veniva invitato gentilmente a considerare la possibilità concreta di lavorare piuttosto in una fabbrica, in una banca o nel regno dei cieli in terra, la pubblica amministrazione. Le frasi che normalmente sentiva pronunciare erano: “metti la testa a posto” (trad. riordina i tuoi pensieri favorendo la parte razionale e assennata), “pensa alle cose serie” (trad. non adagiarti sull’effimero e bada alla concretezza), “lascia stare le pazzie” (trad. abbandona idee malsane che potrebbero farti diventare matto o non lasciare che gli altri ti considerino tale, che è la stessa cosa), “pensa alla sicurezza economica” (trad. cerca la solidità economica senza inutili rischi). Sono soltanto alcuni tra gli innumerevoli e saggi consigli che rimbalzavano nella testa del povero sognatore il quale, dapprima si rifiutava ostinatamente di ascoltare poi cominciava a tentennare e alla fine cedeva arrendendosi all’incessante martellamento poiché inaugurava la fase del prendere coscienza della bontà delle affermazioni che riceveva, convincendosi che probabilmente si sbagliava lui stesso considerato che tutti dicevano le stesse cose. Ora, siccome la realtà lavorativa era un’altra rispetto a quella di questi tempi, nel senso che le citate possibilità occupazionali esistevano per davvero, il malcapitato non poteva negare l’evidenza delle cose e soffocava i demoni dentro di sé. Così si ritrovava di frequente a timbrare il cartellino (trad. badge, è più figo) in uno di questi consigliatissimi luoghi di lavoro e la sua vita scorreva su un binario che, seppur disegnato da altri, gli garantiva comunque una serie di certezze: la permanenza nel gruppo degli assennati, un reddito mensile, l’illusione del lavoro a tempo indeterminato e quindi, la possibilità di poter avere una vita normale, come tutti, come avrebbero voluto tutti, per il suo bene, ovviamente! Con il passare del tempo però le cose cominciavano a non avere più i presupposti di partenza. Iniziava ad accorgersi che l’ambiente di lavoro in cui si trovava non era la condizione ideale per potersi esprimere come avrebbe voluto, che la motivazione calava, che lo stipendio non bastava più e la possibilità che la fabbrica venisse delocalizzata, che la banca chiudesse gli sportelli e che la pubblica amministrazione venisse razionalizzata erano situazioni sempre più frequenti. Non di rado si ritrovava nel mezzo del cammin di sua vita a dover fare i conti con la tristezza, la delusione e lo sconforto per un cancello chiuso o una serranda abbassata, cercando con fatica di raccogliere le poche energie rimaste per rimettersi in cammino a trovare un altro posto di lavoro oppure a pietire un minimo di sussistenza sociale. Se aveva fortuna rimaneva dove aveva cominciato la sua avventura lavorativa ma molto spesso avvertiva che non era proprio quello il suo quel vestito, che forse non lo era mai stato o che gli avevano cambiato le misure nel tempo. Gli effetti di questa nuova insoddisfazione si ripercuotevano sui colleghi, sui clienti ma soprattutto su sé stesso. Per questa ragione, il management aziendale, in qualche occasione organizzava brevi corsi motivazionali con esperti del settore, pensando che un’aspirina energizzante rimettesse le cose a posto.

E il sogno? Quel sogno in cui credeva tanto, molto tempo prima?

Finiva nell’oblio della memoria o più spesso diventava argomento di conversazione con qualche amico fidato in momenti di rimpianti e malinconia.

(Fine).

Vi è piaciuta questa storia triste? Vi ci siete proiettati dentro? Fate in tempo e avete tutte le possibilità per scriverne un’altra. La vostra. Permettetemi di dirvi, senza ironia, che la differenza con il sognatore arreso è che voi siete un tantino più fortunati di lui. E lo siete, grazie ad un piccolo particolare, che invece è la differenza che fa la differenza. Mi spiego. Nel desolante panorama occupazionale di oggi si può scorgere un’opportunità. Cercate di comprendere questo semplice e rivoluzionario concetto ed io mi risparmierò di scrivervi un intero capitolo dedicato a come ci si libera dalle influenze sociali e dai condizionamenti esterni. NON ESSENDOCI POSTI DI LAVORO SICURI E GARANTITI, NON CI SONO PIU’ NEANCHE I LORO SPONSOR. Chi potrà mai avere oggi il coraggio di indicarvi una strada, una volta considerata assennata perché battuta con facilità, oppure di indirizzarvi su un particolare percorso di studi perché foriero di un buon posto di lavoro oppure di inviare un curriculum in quella specifica azienda che assume nuovo personale o di partecipare ad un concorso pubblico, ammesso che ne facciano? Nessuno. Ne parenti, ne amici, ne conoscenti. Semplicemente perché non possono farlo. Bingo. Ve ne siete liberati. Vi siete liberati della zavorra più pesante. Fate attenzione comunque agli inquinatori di pozzi, come può essere un qualche veggente economico che scrive su quali potrebbero essere i nuovi lavori del futuro e suggerisce cammini da intraprendere. Io, per esempio, ancora aspetto i meravigliosi effetti occupazionali di quel grande sviluppo turistico che avrebbe dovuto avere il nostro Paese, millantato decenni fa e dove si invitava ad iscriversi a percorsi di studi in questo settore. Lascio agli azzeccagarbugli le loro previsioni, devono pur lavorare! Quindi ricapitoliamo, no lavoro ma anche no suggeritori influenti di buone pratiche e buoni pensieri che tutto sanno di voi e di ciò che farebbe bene alla vostra vita. No occupazione ma anche no ai professionisti dispensatori di consigli che si sentono come Gesù nel tempio quando non possono più dare il cattivo esempio. Vi invito a rifletterci con attenzione. Essersi liberati dei pesanti condizionamenti esterni, per un caso fortuito anche se derivante da una situazione non piacevole come quella della mancanza di lavoro, è quanto di meglio poteva accadere per iniziare una splendida avventura. Pensate, si sono rotti gli ormeggi da soli, senza sforzi e senza fatiche e se vi sentite come una nave che intende solcare i mari dell’ignoto e dello sconosciuto per raggiungere la propria destinazione, è arrivato il momento. Del resto le navi non sono costruite per rimanere nel porto. Vi siete risparmiati la fatica di dover lottare con qualcuno per affermare le vostre idee e i vostri intendimenti di vita. Oggi, se il lavoro non c’è, potete approfittarne. Potete approfittare cioè di questa condizione per non essere disturbati nell’intraprendere il viaggio in cui coltivare e cercare di realizzare il vostro sogno. Ammesso ovviamente che ne abbiate almeno uno, di qualunque natura e di cui vi assumete la responsabilità di coltivarlo. Non potete approfittarne invece per rimanere seduti a lamentarvi della società e degli altri e di conseguenza stare comodamente sdraiati sul divano connessi al mondo delle amicizie virtuali. Mi dispiace, se la pensate così non potrete essere miei lettori. Ho scritto questa infelice battuta perché tanto sono sicuro che non potrà risentirsi nessuno dei chiamati in causa. L’ultima cosa che hanno in mente è leggere un libro!

" E ricordati che quando spieghi questa teoria sulla libertà, sul non subire i pesanti condizionamenti esterni, liberatori per chi li induce e inutili per chi li riceve, di certo ti diranno: - ma se tutti facessimo così, seguendo solo i nostri sogni, senza obblighi e e regole...come finirebbe questo mondo?-

Tu rispondi: - e facendo tutto ciò si debba fare, che ne è di questo mondo?-


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