• massimiliano massimi

La conoscenza e la formazione ai tempi del pipistrello.

Introdurre l’esercizio del pensiero filosofico all’interno delle organizzazioni di lavoro potrebbe apparire come un tentativo snob o quantomeno un puro esercizio intellettuale poco attinente alla praticità, all’utilità e alla concretezza del “fare” proprie di un’ impresa e della sua finalità.


A maggior ragione potrebbe risultare fuori contesto in un momento come quello attuale in cui la tempesta sta costringendo tutti a riorganizzare le carte nautiche, a ridefinire la rotta, a sistemare la bussola, a scrutare l’orizzonte e a rinvigorire gli animi dell’equipaggio, stressati e appesantiti dagli eventi e dalle conseguenti e inevitabili preoccupazioni.


Il nostro, è un tempo strano; congelato in apparenza ma con un’intensa attività sotterranea che non riusciamo a vedere ma di cui vorremmo percepire l’intenzione del movimento per poterlo seguire e trovare finalmente un indirizzo, una traccia da pestare e anche un po’ di bonaccia.

Un tempo incerto, confuso, nebbioso, che non si lascia svelare, che non si lascia scorgere neanche timidamente, lasciandoci drammaticamente affamati di certezze.


Abbiamo tutti compreso nel nostro intimo più profondo che non ci sarà un “ritorno a”.


Pur rimpiangendo i tempi in cui forse eravamo felici senza saperlo, sappiamo che dobbiamo tessere nuove tele dentro e fuori di noi con gli occhi al futuro per immaginare nuovi disegni di vita personale e professionale e nello stesso istante, con le mani nel presente per arginare il fiume e con i piedi sporchi di fango.

Chi, al di la della patinatura sociale da mostrare per sembrare efficienti ed efficaci, performanti e gaudenti, non si è trovato almeno una volta a dialogare serratamente con se stesso, a scavarsi la mente per trovare una piccola intuizione, ad accudire il proprio cuore segnato e lacerato?


Chi non si è rintanato in quella “cittadella interiore” dove Marco Aurelio si rifugiava per proteggersi e far rifiorire nuove energie?


Chi non ha cercato metodi, forme, strumenti per imparare nuove capacità di resilienza per sostenere gli urti di cambiamenti stravolgenti, non desiderati e assolutamente non previsti e che Epitteto ci ha lasciato nel suo famoso “Manuale”?


La Harward Business Review di Settembre 2020 ha dedicato il titolo di copertina all’ Ansia. Una delle più importanti riviste di business al mondo propone una monografia sul tema della gestione dello stress e delle pre-occupazioni causate dal battito d’ali di quel famoso pipistrello di Wuhan che ha generato un uragano in tutto il mondo!


Cosa si può fare quindi nelle organizzazioni d’impresa in questo momento?


L’ansia e lo stress provocano inevitabilmente le peggiori condizioni per favorire la ritenzione cognitiva propria di un apprendimento in cui concentrazione e attenzione sono determinanti.


In questo momento penso che sia opportuno creare momenti di riflessione collettiva che invitano a una introspezione e a ridefinire la cornice del proprio essere.


Occorrono momenti in cui si possa creare un clima confortevole per favorire la rinascita di capacità inespresse ma ben presenti nelle persone che lavorano nell’impresa.


Occorrono momenti di edutainment (education e entertainment) in cui la leggerezza e il divertimento non sottraggono profondità ai temi trattati e alla loro narrazione.


Occorrono momenti di “apprendimento cooperativo” dove ciascuno si arricchisce delle sensibilità e delle nuove prospettive dei colleghi.


Credo che servano momenti filosofici.


Ecco, vedete, la filosofia serve a qualcosa.


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2008 by La Kitchen