• massimiliano massimi

Lifelonglearning e Reskilling per un nuovo e duraturo sviluppo.

Una ventina di anni fa mi occupai di uno dei primi progetti di “outplacement” in Italia.


In quel tempo ero un giovane dirigente di una delle più importanti Agenzie per il Lavoro italiane e tra i servizi che offrivamo pionieristicamente al mondo delle aziende c’era appunto quest’attività di consulenza nell’ambito delle risorse umane che si occupava di accompagnare le persone in uscita da un’azienda (per varie cause: delocalizzazione dell’attività produttiva, riduzione del personale, crisi finanziarie…) nella ricerca di nuove opportunità professionali attraverso un percorso che supportava il candidato, dalla presa in carico fino al nuovo inserimento lavorativo.


Mi avventurai insieme ad altri colleghi in quella che consideravamo, prima ancora che una sfida professionale, una vera e propria missione benefica e lodevole; avremmo potuto ricostruire una dimensione lavorativa a coloro che l’avevano perduta e questa consapevolezza ci inorgogliva molto.


Ma non andò tutto secondo le nostre iniziali entusiastiche aspettative per una ragione che ci sembrò assurda e incomprensibile ma che in realtà ci rivelò allo stesso tempo una nuova sfumatura di luce nel mondo del lavoro e che 𝗰𝗶 𝗳𝗲𝗰𝗲 𝗰𝗮𝗽𝗶𝗿𝗲 𝗹’𝗶𝗺𝗽𝗼𝗿𝘁𝗮𝗻𝘇𝗮 𝗱𝗲𝘁𝗲𝗿𝗺𝗶𝗻𝗮𝗻𝘁𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗮𝗽𝗽𝗿𝗲𝗻𝗱𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗶𝗻𝘂𝗼.


Molte di quelle persone rifiutarono di essere ricollocate in altre aziende non per ragioni economiche, non per motivazioni legate alla distanza e nemmeno per disparità di trattamento, anzi, avevamo confezionato una cornice contrattuale e di benefits tale da non poter essere rifiutata.


Molte di quelle persone non colsero quell’opportunità perché 𝗮𝘃𝗲𝘃𝗮𝗻𝗼 𝗽𝗲𝗿𝗱𝘂𝘁𝗼 𝗹𝗮 𝗰𝗮𝗽𝗮𝗰𝗶𝘁𝗮̀ 𝗱𝗶 𝗶𝗺𝗽𝗮𝗿𝗮𝗿𝗲.


Per circa trent’anni avevano varcato lo stesso cancello ogni giorno, erano andati nello stesso reparto, avevano compiuto gli stessi ripetitivi gesti e svolto le stesse mansioni. Non avevano mai ricevuto la possibilità di apprendere nuove cose, mai stimolati, mai coinvolti in nuova conoscenza.


Si erano ritrovati rintanati così facilmente e inesorabilmente nel “saputo” (participio passato) e mai lanciati verso il “sapere” (infinito presente).


𝗔𝘃𝗲𝘃𝗮𝗻𝗼 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗹𝗲𝘁𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼 𝗹𝗮 𝗽𝗿𝗼𝗽𝗲𝗻𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗮𝗱 𝗮𝗽𝗽𝗿𝗲𝗻𝗱𝗲𝗿𝗲 nuove dimensioni conoscitive.

Erano letteralmente incapaci a utilizzare la propria attività cognitiva per rinnovare la propria professione.

Non sapevano più imparare nuove cose.

Le loro menti e i loro processi di ritenzione cognitiva si erano atrofizzati.

Si può facilmente immaginare la loro reazione alla nostra proposta di dover necessariamente partecipare a un processo di reskilling (acquisizione o modifica di conoscenze, comportamenti, abilità, competenze) prima di potersi inserire in una nuova realtà produttiva!


Avrebbero dovuto disimparare e reimparare.


Esercizio troppo difficoltoso per loro e così furono presi letteralmente dal panico e rifiutarono la nuova occasione.


Purtroppo, nel tempo, la situazione non è migliorata. Da una ricerca pubblicata sul Sole 24 Ore di qualche giorno fa emerge che un italiano su due ha conoscenze obsolete e solo il 25% fa formazione.


Non vorrei neanche pensare a cosa potrebbe accadere se l’Italia, per un'auspicata rinascita economica e sociale post pandemica, non decidesse di investire seriamente e da subito in nuove competenze e in formazione continua, soprattutto considerando che interi comparti economici sono in una drammatica crisi che diventerà presto una devastante crisi occupazionale.


Molte lavoratrici e lavoratori che perderanno il loro posto di lavoro e dopo aver fruito del doveroso cuscinetto degli ammortizzatori sociali che non può durare in eterno, avranno inevitabilmente la necessità e spero anche la ferrea volontà di aderire a strutturati e qualificanti percorsi formativi che nel frattempo dovremo saper progettare seguendo le linee di quello sviluppo economico suggerito dalle prescrizioni europee per il Next Generation UE che aprirà nuovi spazi economici e produttivi.


Per reagire alla crisi e per costruire il nuovo mondo che ci aspettiamo, c’è bisogno di esseri umani fiduciosi e volenterosi ma anche dotati di capacità e risorse interiori sviluppate attraverso la cura della formazione continua (sapere, saper fare e saper essere) che li deve accompagnare come un’ombra per tutta la vita affinché non si rimanga a sostare nelle pozzanghere acquitrinose da cui diventa difficile uscire. Offrire nuove possibilità formative può significare molto spesso salvare delle vite dalla depressione e dalla perdita di dignità riconsegnando la possibilità concreta di una nuova occupazione.


Di fronte a tale emergenza abbiamo il dovere di predisporre un *Piano Nazionale per la Formazione e per il Reskilling* ora e subito, e in linea con lo sviluppo che si intende prevedere investendo enzimaticamente i fondi europei. Una mappatura delle nuove competenze, un’attenta analisi dei fabbisogni e un’ottima e qualificata offerta formativa sono un must imprescindibile per un Paese che vuole rinascere.


Occorre farlo immediatamente e con urgenza per non ritrovarci di nuovo nella condizione di aver bisogno, per esempio, di medici e di anestesisti in momenti di emergenza senza riuscire a trovarne, perché è bene sapere che una figura professionale di qualunque natura, ha bisogno di tante cose per essere ben strutturata e operativa, tra queste sicuramente la più importante è 𝗶𝗹 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗼 𝗻𝗲𝗰𝗲𝘀𝘀𝗮𝗿𝗶𝗼 𝗮 𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝗿𝗹𝗮.

2008 by La Kitchen