• massimiliano massimi

Prendere decisioni in un clima di incertezza.

Come regola generale, a noi non piace l’incertezza. Ci fa sentire a disagio. Un mondo di sicurezze è molto più confortevole. Perciò facciamo del nostro meglio per ridurla al minimo. spesso ripiegando su scelte abituali, concrete, che proteggono lo status quo. In realtà vorremmo modificarlo ma inconsciamente ci indirizziamo di nuovo su antiche impostazioni mentali.


Conoscete il detto: “Mai lasciare la strada vecchia per la nuova”? Diciamo che riassume bene il concetto.


Purtroppo la maggior parte delle decisioni importanti che dobbiamo prendere sono circondate da un clima di incertezza che ce le rende inevitabilmente difficoltose, proprio perchè non possono poggiare su dati e situazioni certe e prevedibili.


Cerchiamo disperatamente di interpretare i pochi elementi che abbiamo a disposizione prefigurando scenari futuri come fossimo un treno a vapore.


Ruminiamo mentalmente ipotesi, giriamo e rigiriamo i nostri pensieri, pesiamo le soluzioni che ci sovvengono ma non riusciamo ad indirizzare lo sguardo verso la decisione che ci appaga, che sentiamo giusta e adatta.


Questo incessante, logorante e purtroppo improduttivo lavoro mentale avviene usando una facoltà molto importante che ci appartiene : la nostra razionalità. E’ molto sopravvalutata e per questo, ci affidiamo spesso al suo conforto.


Come affermava a ragion veduta il caro Einstein - “Spesso la soluzione ad un problema non arriva dallo stesso contesto che lo ha generato”. Significa che ci ostiniamo a slittare nel fango del conosciuto quando invece occorrerebbe un volo pindarico, un salto paradigmatico verso l’ignoto, lo sconosciuto.


Occorrerebbero Immaginazione e Creatività, le uniche nostre facoltà, apprezzate a parole e disprezzate nei fatti, che invece fungerebbero da carro attrezzi consentendoci di uscire dalla pozzanghera melmosa.


E’ sorprendente quanto non si possa credere alla loro efficacia in un mondo “irragionevolmente razionale”.


Viviamo in una società che esalta il modello computerizzato, che idolatra il QI (quoziente intellettivo), la velocità di calcolo e il cervello capace di assimilare una enorme quantità di dati per esaminarli con stupefacente precisione per poi sputare fuori una soluzione.


Viviamo in una società che non tiene conto del valore di qualcosa di poco quantificabile come l’immaginazione e si concentra invece sul potere dell’intelletto.

Nel prendere le decisioni (soprattutto in un clima di incertezza) ci affidiamo alla sola razionalità, all’azione, al fare. Sottovalutando la necessità del suo esatto opposto: un momento di tranquillità per staccare la spina al macinino cerebrale.


Le persone che riescono a trovare soluzioni efficaci hanno compreso l’importanza del “non agire”, del permettere alla mente tartaruga di meditare il risultato, fermando il cervello lepre.


Nel compiere questo apparentemente facile esercizio ci vuole un enorme coraggio. Perchè può sembrare di non fare nulla nel momento esatto in cui, al contrario, percepiamo di dover fare molto e subito.


La creatività e l’immaginazione hanno bisogno di un brodo di coltura rilassato e se ci affidiamo al loro potere che ci appartiene prima del raziocinio, ci indicheranno la strada con lucidità e saggezza.

2008 by La Kitchen