• massimiliano massimi

Una diversa leadership aziendale in un mondo diverso.

Quel battito di ali del famoso pipistrello di Wuhan non ha scatenato soltanto un uragano in Occidente. Continuando con la metafora, ha prodotto una vera e propria rivoluzione meteorologica in tutto il mondo.


Come in ogni salto quantico, paradigmatico, lasceremo ceneri e vedremo nuove realtà.


Cosa ci sarà quando si saranno posate le polveri cineree o quando l’odore acre delle sofferenze non navigherà più nelle narici? Cosa vedremo, come sarà il mondo in quel momento?


Credo che sia un esercizio di pensiero inutile e probabilmente anche un atteggiamento a tratti presuntuoso perché ci pone sul piedistallo dei veggenti quando invece la realtà si scompone e si ricompone molto più artisticamente di quanto ci illudiamo non possa fare.


Il divenire purtroppo non si progetta.


Lo svelarsi delle cose che verranno è un fenomeno che prescinde molto spesso dalla certezza di vedere nella realtà gli obiettivi prefigurati prima di agire.


Ricordo quando, dopo l’11 settembre del 2001, si diceva che il mondo non sarebbe stato più lo stesso, che sarebbe finita la costruzione di nuovi grattacieli, che il turismo mondiale avrebbe avuto una discesa inesorabile e che ci sarebbe stato uno spopolamento delle città per la paura di subire ancora attentati terroristici. Nessuna di queste proiezioni futuristiche si è posata sulla realtà, eppure quell’evento lo abbiamo considerato tutti uno spartiacque rivoluzionario.


Allora, ci dovremmo forse rassegnare all’inutilità del nostro agire, alla vacuità della nostra pianificazione del futuro?


Ci viene in soccorso un “mindset” molto affascinante. Quello del Colonnello Tom Kolditz, capo della divisione di scienze del comportamento all’accademia militare di West Point.

Come sappiamo, l’esercito impiega grandi energie nella pianificazione e le sue procedure decisionali sono state affinate nel corso di molti anni.

C’è un solo inconveniente: spesso, i piani si rivelano inutili.


Il Colonnello Kolditz afferma che ”nessun piano supera indenne il contatto con il nemico” e noi possiamo dire che nessuna pianificazione per quanto accurata possa essere, supera indenne il contatto con la realtà.


Continua affermando che “accadono fatti imprevedibili, le condizioni atmosferiche cambiano, una risorsa chiave viene distrutta, il nemico reagisce in un modo inaspettato ma nel corso del tempo abbiamo comunque capito ciò che favorisce la riuscita delle persone in situazioni complesse.”


Egli è convinto che i piani siano utili ma solo nel senso che sono la prova che la pianificazione ha avuto luogo o per meglio dire, che il processo della pianificazione obbliga le persone a valutare attentamente le questioni giuste ma, quanto ai piani stessi “non funzionano per niente sul campo di battaglia.”


Per tale motivo, l’esercito ha inventato un concetto denominato “Intento del Comandante”.


E’ una dichiarazione chiara e formulata in parole semplici, mai troppo dettagliata da rischiare di essere superata da eventi imprevedibili, che compare all’inizio di ogni ordine.

Quando i soldati sono a conoscenza della destinazione finale, dell’intento, per raggiungerlo sono liberi di improvvisare se necessario e di scostarsi dal piano originario.


Ecco il punto.


L’organizzazione aziendale non può assomigliare ad un’orchestra sinfonica dove ognuno conosce il suo spartito alla perfezione e sperare nell’ottima esecuzione di ciascuno.


In questi tempi, così altamente sofisticati e complessi, imprevedibili e caotici, non possiamo poggiare sull’ illusione della certezza pianificatoria ma costruire un sistema di relazioni trasparenti e fiduciarie in cui i collaboratori dell’impresa possano avere spazi di manovra creativa per fronteggiare le dinamiche della realtà.


Occorre una leadership meno “direttore d’orchestra” e più “leader di un gruppo jazz”, enunciare pochi e chiari intenti e lasciare ai musicisti molto ben preparati, la libertà e l'autonomia di esprimersi.


Massimiliano Massimi

2008 by La Kitchen